La Via degli Dei in 4 giorni è una versione compressa e molto più impegnativa del cammino classico: funziona, ma solo se accetti giornate lunghe, dislivelli importanti e una logistica già decisa prima della partenza. In questo articolo trovi un piano di percorrenza concreto, i punti migliori dove dormire, i tempi reali da aspettarti e gli errori da evitare se vuoi arrivare a Firenze senza trasformare il viaggio in una corsa.
La versione in quattro giorni funziona solo con gambe allenate e tappe spezzate con criterio
- Il cammino ufficiale è di circa 130 km tra Bologna e Firenze e il sito ufficiale lo propone soprattutto in 5-7 giorni.
- In 4 giorni la media sale a circa 32-33 km al giorno, quindi il ritmo è decisamente atletico.
- Le prime due giornate sono le più dure: se le sottovaluti, arrivi stanco già prima della parte toscana.
- Per dormire bene conta più la posizione del pernottamento che la “bellezza” del borgo: la scelta giusta ti salva le gambe il giorno dopo.
- Cartoguida ufficiale e app aggiornata sono quasi indispensabili, soprattutto se il meteo cambia o trovi una variante sul tracciato.
Quattro giorni sono possibili, ma solo con un ritmo alto
Io partirei da un presupposto semplice: la Via degli Dei nasce come un cammino da vivere con calma, non come una prova di velocità. Il sito ufficiale la indica come un percorso di circa 130 km da Bologna a Firenze e consiglia normalmente 5-7 giorni a piedi; comprimere tutto in quattro giornate significa aumentare in modo netto il carico quotidiano e accettare meno margine per soste, visite e imprevisti.
Per capire se il progetto ha senso, guarda i numeri prima ancora dell’entusiasmo. In un formato classico resti in genere sotto i 25-26 km al giorno; in quattro giorni devi stare spesso tra i 30 e i 40 km, con tratti appenninici che non perdonano distrazioni. Tradotto: non è un itinerario per chi vuole “provare a vedere come va”, ma per chi ha già fiato, gambe e abitudine a camminare per più giorni di fila.
| Ritmo | Media al giorno | Livello di fatica | Per chi ha senso |
|---|---|---|---|
| 5-7 giorni | Circa 18-26 km | Gestibile | Chi vuole godersi il paesaggio e le soste |
| 4 giorni | Circa 32-33 km | Alto | Escursionisti allenati e zaino leggero |
Se vuoi davvero farla in quattro giorni, la chiave non è “spingere di più” ogni mattina: è distribuire bene il peso delle tappe e non arrivare già svuotato alla seconda notte. Da qui in poi ti mostro il piano che, secondo me, regge meglio nella pratica.

Il piano giorno per giorno che io userei
Qui non cerco il disegno più elegante sulla carta, ma la soluzione che funziona davvero sul terreno. La versione più sensata in quattro giorni prevede due giornate iniziali molto impegnative, una terza più corta e una quarta di rientro verso Firenze: non è “comoda”, ma è coerente con il profilo del cammino e con il fatto che alcune sezioni sono naturalmente più dure di altre.| Giorno | Tratto indicativo | Distanza | Dislivello | Nota pratica |
|---|---|---|---|---|
| 1 | Bologna - area Monzuno / Madonna dei Fornelli | Circa 38-42 km | Molto alto, oltre 1.500 m D+ complessivi | È la giornata che decide il tono dell’intero viaggio. Parti presto e non caricare lo zaino. |
| 2 | Area Monzuno / Madonna dei Fornelli - San Piero a Sieve | Circa 34-38 km | Ancora impegnativo, con forte accumulo di salita e discesa | La parte centrale dell’Appennino si sente nelle gambe: qui contano passo regolare e pause brevi. |
| 3 | San Piero a Sieve - Vetta Le Croci | 18 km | +750 m / -430 m | È il giorno più “respirabile”: serve a rimettere ordine nelle energie prima dell’ultimo tratto. |
| 4 | Vetta Le Croci - Fiesole - Firenze | Circa 26 km totali fino al centro | Prevalentemente in discesa dopo Fiesole | La parte finale è più psicologica che fisica: il problema non è il terreno, ma la stanchezza accumulata. |
La mia lettura è questa: se vuoi chiudere in quattro giorni senza fare il salto nel buio, devi accettare che le prime due giornate siano pesanti. Dopo aver impostato il ritmo, la scelta delle notti diventa il vero fattore decisivo, perché è lì che puoi guadagnare o perdere molta qualità di cammino.
Dove dormire per rendere le tappe davvero sostenibili
Quando si comprime un cammino, la posizione dei pernottamenti conta più del comfort assoluto. Io ragiono così: non cerco solo un letto, cerco un punto che mi permetta di non pagare il conto il giorno dopo. Su questo itinerario, alcuni centri hanno più senso di altri perché interrompono bene la fatica o ti lasciano un finale più gestibile.
| Punto notte | Perché conviene | Limite principale |
|---|---|---|
| Monzuno | È una buona valvola di sfogo se vuoi spezzare la prima giornata prima che diventi eccessiva. | Non sempre è il punto più semplice da incastrare con la disponibilità delle strutture. |
| Madonna dei Fornelli | È uno degli approdi più naturali del tratto appenninico e ti porta già dentro la parte più autentica del cammino. | Se ci arrivi solo dopo una giornata lunghissima, la seconda rischia di diventare pesante ancora prima di partire. |
| San Piero a Sieve | È un punto strategico per rimettere ordine nella logistica e avvicinarti al tratto toscano con servizi utili. | Non azzera la fatica precedente, quindi va scelto sapendo che il giorno prima è già lungo. |
| Vetta Le Croci / Fiesole | Ti prepara bene all’ultimo giorno e ti lascia un finale più leggibile verso Firenze. | Le disponibilità possono essere più strette rispetto ai centri maggiori. |
Il consiglio pratico è semplice: prenota in anticipo e non fissarti troppo sull’idea romantica del borgo “più bello”. Su un cammino così, la notte giusta è quella che ti fa ripartire bene. Per questo io controllo sempre anche la mappa delle strutture e l’app ufficiale, perché lungo il tracciato contano molto l’aggiornamento dei servizi e le eventuali varianti del percorso.
Allenamento, zaino e tempi reali di cammino
Il sito ufficiale invita a non sottovalutare il percorso e segnala un dislivello complessivo intorno ai 5.000 metri: è il numero che ti fa capire subito perché quattro giorni non sono una scelta leggera. Aggiungo una cosa che vedo spesso sottovalutata: non è solo la salita a stancare, ma la ripetizione dello sforzo, giorno dopo giorno, quando il corpo non ha ancora recuperato del tutto.
Se fossi al tuo posto, preparerei il cammino con tre criteri molto concreti:
- Allenamento progressivo: almeno un paio di uscite da 20-25 km prima della partenza, meglio se in giorni consecutivi per testare il recupero.
- Zaino essenziale: più il carico cresce, più i quattro giorni diventano una gara di sopravvivenza. Il superfluo va lasciato a casa.
- Tempi realistici: nelle giornate lunghe non ragionare solo sul tempo di marcia, ma su quello totale con soste, acqua, foto e recupero.
In pratica, io partirei presto, mi terrei una andatura regolare e considererei le prime due tappe come giornate da 7-10 ore complessive tra marcia e pause, non come semplici passeggiate. Il peso nello zaino, le scarpe già rodate e la capacità di bere e mangiare con regolarità fanno più differenza di qualsiasi “spinta finale”. Da qui nasce il problema che manda fuori ritmo molti camminatori: non la fatica in sé, ma gli errori di impostazione.
Gli errori che fanno saltare il progetto in quattro giorni
Il primo errore è partire come se il cammino fosse una lunga escursione di una sola giornata. Non lo è. In quattro giorni la differenza la fanno le scelte piccole, ripetute con disciplina: ritmo costante, soste brevi, controllo del meteo e attenzione ai tratti in cui il fondo è più scivoloso o la discesa mette sotto stress le ginocchia.
Il secondo errore, molto comune, è caricare troppo il primo giorno di aspettative. Chi pensa di “recuperare” il tempo perduto spingendo forte finisce spesso per pagare il conto la mattina dopo. Io preferisco una logica più severa e meno romantica: se il passo cala, non si forza il cronometro, si ricalibra il piano. In un cammino di questo tipo, arrivare bene conta molto più di arrivare solo per orgoglio.
Il terzo errore è ignorare gli aggiornamenti del tracciato. La Via degli Dei è molto frequentata, ben segnalata e supportata da strumenti ufficiali, ma ciò non significa che il sentiero resti identico in ogni stagione. Cartoguida e app servono proprio a ridurre i dubbi quando trovi una variante, un tratto temporaneamente modificato o semplicemente un bivio meno chiaro del previsto.
- Non partire con uno zaino “da vacanza lunga” se devi camminare ogni giorno per molte ore.
- Non fidarti del solo entusiasmo: la stanchezza del secondo giorno è quella che cambia davvero il giudizio sul percorso.
- Non lasciare le prenotazioni all’ultimo minuto, soprattutto nei periodi più richiesti.
- Non ignorare pioggia, fango e dislivello in discesa: sono spesso più decisivi della salita.
Se eviti questi errori, il cammino smette di sembrarti una sfida mal gestita e diventa una progressione sensata verso Firenze, che è il punto in cui tutto il lavoro fatto in Appennino prende finalmente forma.
Il modo più intelligente per chiudere il cammino a Firenze
La verità è semplice: la soluzione in quattro giorni non è la più comoda, ma può essere la più adatta se hai poco tempo e una buona base fisica. Io la sceglierei solo con una preparazione minima già fatta, con pernottamenti bloccati e con la consapevolezza che i primi due giorni chiedono più testa che gambe.
Se invece il tuo obiettivo è vivere davvero il paesaggio, fermarti nei borghi e avere margine per assaporare il cammino, allora il formato da 5 o 6 giorni resta la scelta più equilibrata. In altre parole: quattro giorni vanno bene quando il tempo è poco e il passo è già allenato; per tutto il resto, il cammino merita più respiro.
Prima di partire, io farei solo tre cose: controllerei il tracciato aggiornato sulla cartografia ufficiale o sull’app, sceglierei le notti in funzione della fatica e non dell’istinto, e partirei ogni mattina abbastanza presto da non rincorrere la giornata. È questo, più di tutto, che fa la differenza tra un arrivo stanco e un arrivo davvero meritato.