Il Cammino di Dante va letto come un itinerario a ritmo variabile: la parte iniziale scorre in pianura, il cuore centrale sale sui crinali appenninici e il rientro rimette insieme borghi, boschi e tratti più lunghi. Qui metto ordine nelle tappe, nelle distanze e nelle varianti, così puoi capire subito come si distribuisce il percorso e come adattarlo al tempo che hai.
I punti che contano davvero
- Il percorso ufficiale è un anello tra Ravenna e Firenze, con 20 tappe fisse e circa 392 km sommando le distanze pubblicate.
- Le tappe vanno da 9,6 km a 29,2 km, con una media di circa 19,6 km a giornata.
- La tratta più impegnativa è la Marradi - San Benedetto in Alpe, mentre la più corta è Premilcuore - Portico di Romagna.
- Alcune varianti fanno salire il totale a 21 tappe e a poco più di 416 km.
- Il periodo più sensato, per me, resta tra primavera e autunno, con prenotazioni anticipate nei borghi più piccoli.
Come leggere il percorso e perché il conteggio cambia
La scheda aggiornata a maggio 2026 presenta il Cammino di Dante come un anello di circa 400 km con 20 tappe fisse, da percorrere in senso antiorario. Io lo trovo utile proprio perché non impone un unico modo di affrontarlo: puoi leggerlo come un viaggio completo oppure come un insieme di segmenti coerenti, ciascuno con un carattere diverso.
Sommando le distanze delle tappe pubblicate si arriva a circa 392 km; la cifra tonda che trovi spesso in giro serve più a dare un ordine di grandezza che a sostituire la lettura puntuale del tracciato. Visit Tuscany conferma anche un aspetto pratico importante: il cammino si presta benissimo a essere percorso solo in parte, scegliendo il tratto più adatto alle proprie gambe e al tempo disponibile.
Il punto, quindi, non è solo “quante tappe sono”, ma come cambiano ritmo e difficoltà lungo il percorso. Nella sezione successiva le metto in ordine, così il disegno del cammino diventa immediatamente leggibile.

Le tappe di andata da Ravenna a Firenze
Il primo ramo del percorso è quello che, in pratica, prepara il camminatore: parte quasi senza strappi, poi lascia gradualmente la pianura e comincia a stringere verso i crinali. Qui sotto trovi la sequenza essenziale, con le distanze pubblicate e una lettura pratica di ogni giornata.
| Tappa | Tratto | Km | Lettura pratica |
|---|---|---|---|
| 1 | Ravenna - Ponte Passo Vico | 19,0 | Pianeggiante, utile per entrare nel passo senza fatica eccessiva. |
| 2 | Ponte Passo Vico - Oriolo dei Fichi | 18,4 | Ancora scorrevole, con sensazione di progressione lenta e regolare. |
| 3 | Oriolo dei Fichi - Brisighella | 16,8 | Facile, con il primo passaggio vero tra colline e campagne. |
| 4 | Brisighella - Monte Romano | 18,7 | Qui il profilo comincia a farsi più ondulato e il passo va gestito meglio. |
| 5 | Monte Romano - Marradi | 14,2 | Più breve, ma non banale: il crinale si sente più del numero in sé. |
| 6 | Marradi - San Benedetto in Alpe | 23,0 | La giornata più impegnativa del primo tratto, da affrontare con margine. |
| 7 | San Benedetto in Alpe - San Godenzo | 13,2 | Più corta, ma ancora appenninica: il dislivello resta il vero tema. |
| 8 | San Godenzo - Dicomano | 16,6 | Boschi, cresta e discesa finale; una tappa equilibrata se non hai fretta. |
| 9 | Dicomano - Pontassieve | 21,0 | Lunga e lineare, buona per chi ha già preso ritmo e non vuole soste inutili. |
| 10 | Pontassieve - Rosano - Firenze | 20,7 | Finale molto coerente: l’arrivo a Firenze chiude bene la prima metà del percorso. |
Da qui cambia il carattere del cammino: rientrando verso Ravenna, le distanze restano simili ma il profilo diventa più selettivo e il margine di errore si riduce. Questo è il passaggio che molti sottovalutano, ed è proprio quello che prepara il terreno alle varianti.
Le tappe di ritorno da Firenze a Ravenna
Il tratto di ritorno non è un semplice “al contrario”. Le distanze importanti arrivano subito, e poi il percorso alterna boschi, salite, discese e rientri più fluidi verso la pianura romagnola. Io lo leggo come la parte in cui il cammino chiede più attenzione logistica che entusiasmo iniziale.
| Tappa | Tratto | Km | Lettura pratica |
|---|---|---|---|
| 11 | Firenze - Bigallo - Pieve Pitiana | 29,2 | La tappa più lunga del percorso ufficiale: da trattare con rispetto. |
| 12 | Pieve Pitiana - Prato di Strada | 23,5 | Lunga e continua, con ritmo più da resistenza che da velocità. |
| 13 | Prato di Strada - Casalino | 17,5 | Più gestibile, ma il terreno resta montano e va letto con attenzione. |
| 14 | Casalino - Passo della Calla | 18,1 | Tratto di passaggio, utile per entrare nel cuore del Casentino. |
| 15 | Passo della Calla - Premilcuore | 20,6 | Giornata lunga, ma molto bella se hai ancora energia nelle gambe. |
| 16 | Premilcuore - Portico di Romagna | 9,6 | La più corta del cammino: un’occasione per recuperare davvero. |
| 17 | Portico di Romagna - Dovadola | 27,5 | Molto lunga, da non sottovalutare anche se il profilo sembra meno duro. |
| 18 | Dovadola - Castrocaro - Forlì | 22,6 | Qui si sente il rientro verso la pianura, ma la giornata resta piena. |
| 19 | Forlì - Ponte Passo Vico | 15,3 | Più scorrevole, utile per alleggerire la progressione finale. |
| 20 | Ponte Passo Vico - Ravenna | 19,0 | Chiusura dell’anello, da vivere con più attenzione al recupero che alla performance. |
Se dovessi scegliere le giornate da preparare meglio in assoluto, guarderei prima la 11, la 17 e la 6: sono quelle che più facilmente spostano il resto del programma, soprattutto se viaggi con una tabella stretta. Ed è proprio qui che entrano in gioco le varianti.
Le varianti che spiegano il numero diverso di tappe
Il motivo per cui trovi conteggi diversi è quasi sempre lo stesso: alcune guide includono una variante, altre la considerano un tratto opzionale. Per questo ha senso distinguere tra tappe fisse e rami aggiuntivi, invece di inseguire un numero assoluto che rischia di confondere più che aiutare.
| Variante | Km | Perché conta |
|---|---|---|
| 3bis - Oriolo dei Fichi / Faenza / Brisighella | 28,5 | Allunga il tratto romagnolo e inserisce Faenza nel disegno del cammino. |
| 6bis - Marradi / Eremo dei Toschi | 24,0 | È l’alternativa alla tappa più dura e cambia il modo in cui si legge quel giorno. |
| Pineta di Classe - Ravenna | 23,8 | È la chiusura aggiuntiva che alcuni conteggi tengono separata dal ritorno standard. |
Le guide ufficiali del cammino parlano anche di due letture più corte: un Anello Romagnolo di 13 tappe e un Anello Toscano di 8 tappe. Io li considero due modi intelligenti per leggere il percorso quando non si vuole affrontare tutto l’anello, ma si desidera comunque una struttura coerente e non un semplice taglio casuale.
In pratica, le varianti non sono un dettaglio marginale: sono lo strumento che ti permette di adattare il cammino al tuo passo reale. E, una volta chiarito questo, la domanda successiva diventa naturale: come distribuirlo bene nella vita vera, con tempi e gambe reali?
Come pianificarlo senza bruciare le gambe
La media è molto chiara: circa 19,6 km per tappa, con un minimo di 9,6 km e un massimo di 29,2 km. Questo significa che il Cammino di Dante non è breve, ma non è neppure uniforme: la difficoltà cambia più per il dislivello, la lunghezza dei giorni chiave e la logistica che per i chilometri secchi.
Se vuoi fare l’anello completo
Io terrei la struttura ufficiale, senza forzare accorpamenti creativi. Le tappe 6, 11 e 17 meritano un margine in più, soprattutto se vuoi arrivare con energie residue e non solo con la soddisfazione di aver “chiuso” la giornata. In un cammino così, arrivare bene conta più che arrivare presto.
Se hai solo 8-10 giorni
La scelta più sensata è prendere uno dei due semianelli: il ramo Ravenna-Firenze oppure il ramo Firenze-Ravenna. Così mantieni il senso narrativo del percorso senza trasformarlo in una corsa a tappe accorciate, che sarebbe la cosa meno coerente con il tipo di itinerario.
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Se vuoi un assaggio mirato
Io punterei sul cuore tra Marradi, San Benedetto in Alpe, San Godenzo e Dicomano: è il tratto in cui si capisce davvero il carattere del cammino, tra salite, crinali e boschi. Se invece preferisci una partenza più morbida, il primo tratto romagnolo fino a Brisighella funziona benissimo come introduzione.
Una volta deciso il ritmo, resta da scegliere il momento giusto dell’anno e l’equipaggiamento minimo con cui non complicarsi la vita.
Quando partire e cosa portare davvero
Per me il periodo migliore resta tra primavera e inizio autunno. Il sito ufficiale indica infatti primavera, estate e autunno come stagioni adatte, ma io restringerei il consiglio: maggio, giugno, settembre e ottobre sono i mesi più equilibrati, perché riducono il problema del caldo in pianura e quello dell’incertezza meteo sui crinali.
In piena estate, le tappe di bassa quota possono diventare più faticose del previsto; in inverno, invece, il percorso richiede più esperienza e un margine di sicurezza più ampio. Non è un cammino da affrontare con leggerezza, soprattutto nei tratti appenninici.
- Scarpe da trekking con suola affidabile e già collaudata.
- Bastoncini, utilissimi nelle discese lunghe e nei cambi di quota.
- Guscio impermeabile e strato termico leggero, perché il meteo può cambiare in fretta.
- Acqua sufficiente, almeno 1,5-2 litri nelle giornate più isolate o calde.
- Traccia offline o GPS, perché non tutti i tratti sono intuitivi a colpo d’occhio.
- Pernotti prenotati con anticipo nei borghi piccoli, soprattutto nelle tappe più lunghe.
Se devo essere molto pratico, prenoterei con un po’ di anticipo soprattutto a Marradi, Premilcuore e Portico di Romagna, dove la disponibilità può essere più limitata rispetto ai centri maggiori. Questo dettaglio, da solo, spesso fa la differenza tra un cammino sereno e una giornata passata a rincorrere una stanza.
Il ritmo giusto tra Romagna e Toscana
Se c’è una lezione semplice da tenere a mente, è questa: questo cammino funziona quando lo leggi come una sequenza di paesaggi, non come una somma di chilometri. La pianura iniziale ti fa entrare nel passo, l’Appennino alza la posta e il rientro ti chiede più attenzione sulla durata delle giornate.
Per questo io non sceglierei mai le tappe solo in base alla distanza stampata sulla scheda. Guarderei prima il profilo, poi i punti di sosta, e solo dopo farei il conto finale. È così che le tappe del Cammino di Dante smettono di essere un elenco e diventano un itinerario che ha davvero senso camminare.