Quando la superficie del Lago di Resia riflette una torre solitaria, il paesaggio sembra uscito da una fiaba, ma la sua origine è molto più concreta e dolorosa. In questo articolo racconto perché il campanile nel lago di Curon è rimasto in piedi, come visitarlo nel 2026, quali punti panoramici scegliere e cosa vedere nei dintorni.
La visita ruota attorno a una storia alpina unica
- Luogo: Curon Venosta, in Alta Val Venosta, provincia di Bolzano.
- Origine: il lago artificiale sommerse il vecchio paese nel 1950.
- Monumento: il campanile romanico apparteneva all’antica Curon Vecchia.
- Punto migliore: il Belvedere di Curon offre una vista ampia sulla torre e sull’Ortles.
- Passeggiata: il giro completo del lago misura circa 15,3 km ed è quasi pianeggiante.

Perché il campanile di Curon emerge ancora dal Lago di Resia
La torre non fu costruita dentro l’acqua. Faceva parte della chiesa di Santa Caterina d’Alessandria, nell’antico abitato di Curon Vecchia, e risale al XIV secolo. La sua struttura separata dalla chiesa contribuì a renderla l’unico elemento dell’antico paese ancora visibile.
Tra il 1949 e il 1950 venne costruita una grande diga per produrre energia idroelettrica. I laghi naturali di Resia e Curon furono uniti in un unico bacino, mentre case, terreni agricoli e gran parte del vecchio villaggio vennero demoliti o sommersi. Per me, questo è il punto da non perdere: dietro la fotografia suggestiva esiste la storia di una comunità costretta a lasciare la propria casa.
Le campane furono rimosse prima dell’inondazione, ma una leggenda locale racconta che in alcune giornate fredde e ventose se ne possano ancora sentire i rintocchi. È una storia affascinante, non un fatto documentato, e funziona proprio perché si sovrappone a un paesaggio già carico di memoria.
Che cosa si vede oggi e dove conviene fermarsi
La torre si osserva dalla riva del Lago di Resia, nei pressi del nuovo abitato di Curon Venosta, chiamato Graun in tedesco. L’immagine cambia molto a seconda della posizione: dalla riva si percepisce meglio il rapporto tra l’acqua e il campanile, mentre dai punti più alti si apre il panorama sull’intera valle.
Il Belvedere di Curon
Il Belvedere è la scelta che consiglio a chi ha poco tempo o viaggia con bambini. Il sentiero è facile e permette di fotografare la torre con il massiccio dell’Ortles sullo sfondo, evitando di limitare la visita a una sola immagine ravvicinata.
Il giro completo del lago
Chi vuole vivere davvero il paesaggio può percorrere l’itinerario circolare di circa 15,3 chilometri. Il tracciato è quasi tutto asfaltato o su ghiaia compatta, con dislivelli minimi, quindi è adatto a una camminata tranquilla, alla corsa e al nordic walking.
Calcolerei almeno 3-4 ore per completarlo con soste fotografiche, anche se il tempo dipende dal passo e dal meteo. La riva orientale è più esposta e panoramica, mentre quella occidentale tende a essere più silenziosa. Il giro intero ha senso soprattutto nelle giornate limpide, quando la vista sulle montagne rende il percorso molto più interessante.
Come organizzare la visita senza aspettative sbagliate
La vista del campanile dalla riva è normalmente libera e accessibile senza biglietto. Non la considererei però una visita monumentale tradizionale: non si entra nella torre e non si può esplorare il paese sommerso come un sito archeologico aperto al pubblico.
In inverno il lago può ghiacciare, creando fotografie spettacolari e, in condizioni autorizzate, la possibilità di avvicinarsi alla torre. Io eviterei qualsiasi iniziativa autonoma sul ghiaccio: lo spessore può cambiare rapidamente vicino agli immissari, alla diga e alle zone mosse dall’acqua. Prima di camminare sulla superficie bisogna seguire esclusivamente le indicazioni locali e le eventuali delimitazioni di sicurezza.
| Periodo | Che cosa offre | Attenzione |
|---|---|---|
| Primavera | Sentieri verdi, meno affollamento e luce morbida | Possibili pioggia, neve residua e terreno umido |
| Estate | Ideale per il giro del lago e le attività all’aperto | Più visitatori e vento frequente nel pomeriggio |
| Autunno | Colori intensi e atmosfera più raccolta | Giornate più brevi e condizioni variabili |
| Inverno | Paesaggio innevato e possibile ghiaccio sul lago | Accesso alla superficie solo quando dichiarato sicuro |
Per una semplice sosta fotografica bastano 30-60 minuti. Se aggiungo il belvedere o una parte del percorso costiero, preferisco prevedere mezza giornata. Il vento è un fattore concreto: può rendere il lago meno “specchiato”, ma spesso regala nuvole e riflessi più drammatici.
Che cosa vedere nei dintorni del lago
Il campanile è il simbolo più riconoscibile, ma non esaurisce l’interesse della zona. Il Lago di Resia si trova lungo l’area del Passo di Resia, vicino al confine con Austria e Svizzera, in un paesaggio dove storia, montagne e sport convivono a poca distanza.
- Curon Venosta: permette di collegare la fotografia della torre alla storia del vecchio paese e della comunità trasferita.
- Resia: è una base comoda per passeggiate, sport d’acqua e percorsi panoramici.
- Lago di San Valentino alla Muta: il suo anello di circa 5,3 km è più breve e rilassato rispetto al giro del Lago di Resia.
- Via Claudia Augusta: l’antico tracciato romano aggiunge una dimensione storica all’itinerario alpino.
- Ortles e montagne circostanti: nelle giornate limpide danno profondità alle fotografie e rendono la zona interessante anche per gli escursionisti.
Non cercherei di concentrare tutto in una sola ora. La torre si visita rapidamente, mentre il valore del viaggio cresce quando si dedica tempo al paesaggio della Val Venosta, alle rive e ai piccoli centri del passo.
Gli errori più comuni durante la visita
Il primo errore è pensare che il campanile sia l’unica attrazione del luogo. È il punto di partenza, non necessariamente il punto d’arrivo: fermarsi solo nel parcheggio significa perdere il rapporto tra la torre, il lago artificiale e le montagne.
Un altro equivoco riguarda il villaggio sommerso. Nella maggior parte dell’anno non si vedono strade e abitazioni sotto l’acqua, e il livello del lago può cambiare in occasione di lavori sulla diga. Quando emergono resti del vecchio abitato, la situazione dipende da interventi tecnici e condizioni specifiche, quindi non è un fenomeno da dare per scontato durante ogni visita.
Infine, eviterei di trattare il luogo come un semplice set fotografico. La storia delle persone evacuate nel 1950 è ancora parte dell’identità locale. Una fotografia rispettosa, senza entrare in aree vietate o avvicinarsi alla torre in modo rischioso, rende meglio anche il significato del paesaggio.
Il modo migliore per ricordare Curon oltre la fotografia
Il fascino del campanile nasce dall’unione di due immagini opposte: la bellezza limpida delle Alpi e la perdita di un paese. Prima di partire, io sceglierei un punto panoramico, una breve passeggiata e un momento per conoscere la storia di Curon, invece di inseguire soltanto lo scatto perfetto.
La visita funziona in ogni stagione, ma cambia carattere: in estate prevalgono camminate e attività all’aperto, in autunno la luce e i colori, in inverno il ghiaccio e il silenzio. In ogni caso, il modo più corretto di leggere questa torre è considerarla un monumento alla memoria di una comunità, non soltanto una curiosità costruita dal paesaggio.