La Via del Sale è uno di quei cammini che cambiano ritmo senza chiedere permesso: si parte dall’entroterra dell’Oltrepò Pavese e, dopo giorni di crinali, boschi e mulattiere, si arriva al mare di Portofino. In questo articolo trovi una guida pratica per capire se il percorso è adatto a te, come si distribuiscono le tappe, quando conviene farlo e quali accorgimenti contano davvero se vuoi affrontarlo a piedi o in bici.
Le informazioni essenziali per capire se questo cammino è adatto a te
- Il tracciato classico collega Varzi a Portofino per circa 87,2 km, suddivisi in 4 tappe.
- È un percorso lineare, panoramico e montano: tecnicamente non è estremo, ma richiede gambe allenate.
- La finestra più sensata va da primavera ad autunno; in inverno quota e meteo possono complicare molto il passaggio sui crinali.
- Le tappe hanno dislivelli importanti, soprattutto all’inizio: qui la fatica vera non è la difficoltà tecnica, ma la continuità delle salite e delle discese.
- In bici ha più senso con MTB o gravel e con una buona esperienza su sterrato, non come gita cicloturistica semplice.
- La logistica va pensata prima: il punto di partenza si raggiunge bene da Voghera, il rientro da Portofino passa quasi sempre da Camogli o Santa Margherita Ligure.

Che cos’è la Via del Sale e perché continua ad attirare camminatori
La Via del Sale non è solo un itinerario escursionistico: è una dorsale storica che racconta il rapporto tra costa ligure ed entroterra appenninico. Secondo Cammini d’Italia, il tracciato principale misura 87,2 km e unisce Varzi a Portofino in 4 tappe, attraversando ambienti montani, crinali aperti e borghi che conservano ancora un’aria sobria, quasi trattenuta.
Il nome viene dal commercio del sale, una merce strategica per secoli, trasportata lungo mulattiere e vie di crinale dai porti liguri verso la pianura. Io trovo che il fascino del cammino stia proprio qui: non solo nel paesaggio, ma nel fatto che il paesaggio ha una logica. Le salite servivano a stare sui punti alti, a leggere il territorio, a muoversi in modo più sicuro e, in certi periodi storici, anche più rapido rispetto alle valli.
Oggi questa impostazione si sente ancora. Il cammino attraversa quattro regioni, tocca province diverse e alterna Oltrepò Pavese, Appennino e costa ligure con una progressione molto chiara: bosco, crinale, passo, valle, poi di nuovo quota, fino alla discesa finale verso il mare. Questa struttura rende il percorso memorabile, ma anche fisicamente serio. Non è un itinerario da fare “tanto per”.
La parte utile, però, è che la Via del Sale non presenta grandi difficoltà tecniche: il vero tema è la durata delle tappe, il dislivello e la gestione della fatica. Capirlo in anticipo aiuta a leggere meglio anche le tappe, che sono il punto in cui si decide davvero la qualità dell’esperienza.
Le tappe da Varzi a Portofino
Quando si pianifica il cammino, io partirei dai numeri e non dalle immagini da cartolina. Le tappe ufficiali raccontano bene il carattere del percorso: la prima è quella più dura in salita, la seconda accumula molta discesa, la terza fa da cerniera tra Appennino e crinali liguri, la quarta porta verso il mare ma non va sottovalutata solo perché “sembra finale”.
| Tappa | Da | A | Distanza | Dislivello | Nota pratica |
|---|---|---|---|---|---|
| 1 | Varzi | Capanne di Cosola | 21 km | +1700 m / -630 m | È la salita più impegnativa: conviene partire freschi e senza zavorra inutile. |
| 2 | Capanne di Cosola | Torriglia | 24 km | +1050 m / -1780 m | La discesa pesa sulle gambe e sulle ginocchia più di quanto sembri sulla carta. |
| 3 | Torriglia | Colle Caprile / Uscio | 23 km | +1100 m / -1412 m | È un tratto di collegamento molto panoramico, con passaggi che richiedono attenzione e costanza. |
| 4 | Uscio | Portofino | 21 km | +1050 m / -1500 m | Il finale è più “marino”, ma resta una tappa vera, soprattutto se il caldo si fa sentire. |
La cosa interessante è che il tracciato principale non è rigido come un corridoio: esistono anche varianti che permettono di innestarsi da altri lati dell’Appennino, come la Via del Mare da Tortona o la Via Piacentina da Travo. Per chi vuole una versione più lunga o una diversa lettura del territorio, queste opzioni possono avere senso; per chi invece cerca la Via del Sale nella sua forma più classica, il binomio Varzi-Portofino resta il riferimento più pulito.
Un dettaglio da non ignorare: nell’area finale ligure il cammino offre anche deviazioni verso località come Camogli, Recco, Sori e Santa Margherita Ligure. Questo rende la chiusura più flessibile, soprattutto se vuoi adattare il pernottamento o il rientro al mezzo che hai scelto. Ed è proprio qui che entra la domanda successiva, quella che molti si fanno troppo tardi: meglio farlo a piedi o in bici?
Trekking o bici, quale versione ha più senso
La risposta breve è semplice: la versione naturale è il trekking, mentre la bici ha senso solo se affrontata con il giusto mezzo e con aspettative realistiche. Io non trattrei la Via del Sale come una ciclabile facile, perché non lo è. È una traversata appenninica, con sterrati, salite continue e tratti in cui il controllo del mezzo conta quasi quanto la resistenza.
| Aspetto | A piedi | In bici |
|---|---|---|
| Terreno | Mulattiere, sentieri, crinali e tratti sterrati si leggono in modo naturale. | Serve confidenza con sterrato, fondo misto e tratti irregolari. |
| Tipo di esperienza | Più immersiva, lenta, adatta a chi vuole storia e paesaggio. | Più dinamica, ma anche più tecnica e più esigente sulle salite. |
| Attrezzatura | Scarpe da trekking, zaino leggero, bastoncini utili ma non obbligatori. | Meglio MTB o gravel robusta, con rapporti adatti e freni in ordine. |
| Punti critici | Dislivello continuo, soprattutto nelle prime due tappe. | Salite lunghe e discese impegnative, oltre alla gestione del fondo. |
| Per chi la consiglio | Per chi vuole un cammino storico ma autentico, senza tecnicismi estremi. | Per ciclisti allenati che cercano un itinerario avventuroso, non una pedalata rilassata. |
Se dovessi scegliere io, per una prima esperienza farei il percorso a piedi. In bici la soddisfazione può essere enorme, ma aumenta anche il rischio di trasformare il cammino in una prova di resistenza poco godibile. Il punto non è solo “riuscire”, ma arrivare con energie abbastanza buone da guardarsi intorno, non solo la ruota davanti.
Da qui il passo successivo è capire quando partire e come prepararsi, perché il clima e l’equipaggiamento cambiano molto la qualità delle giornate sul percorso.
Quando andarci e come prepararsi senza sbagliare
La stagione più sensata resta quella indicata anche dai portali specializzati: primavera, estate e autunno. Io eviterei l’inverno, non tanto per principio, ma perché su un itinerario di crinale come questo neve, ghiaccio e terreno bagnato possono cambiare parecchio la sicurezza e allungare i tempi in modo imprevedibile. Anche in estate, però, non va letto come un cammino “facile”: il caldo sulle tappe esposte può pesare più di quanto ci si aspetti.
La preparazione non deve essere da atleta, ma deve essere reale. La pagina di in-Lombardia descrive il percorso come un trekking di un certo impegno, da affrontare con un minimo di allenamento, e io sono d’accordo con questa lettura: il problema non è la tecnica, è la continuità dello sforzo. Se fai escursioni regolari in collina o in montagna, sei già sulla buona strada; se vieni da una vita sedentaria, meglio preparare almeno alcune uscite con dislivello prima di partire.
Ecco l’equipaggiamento che considero davvero utile:
- Scarpe da trekking con suola affidabile e buona tenuta sul bagnato.
- Bastoncini, soprattutto se sai che le discese prolungate ti affaticano le ginocchia.
- Acqua in quantità prudente: in condizioni normali partirei con almeno 1,5 litri, in estate anche 2,5 litri se la tappa è esposta.
- Protezione solare e cappello, perché sui crinali il sole si sente più di quanto dica il meteo.
- Strato antivento leggero: in quota il cambio termico può essere rapido, anche dopo una mattina calda.
- Traccia GPS offline o cartografia affidabile, perché non mi fiderei mai solo della memoria dei bivii.
Se il tuo obiettivo è vivere il lato più simbolico del cammino, esiste anche la credenziale: costa 3 euro, mentre il Testimonium ha un contributo di 4,50 euro più spedizione. Non è un dettaglio centrale per tutti, ma per molti camminatori aggiunge una dimensione concreta all’esperienza, senza trasformarla in folklore inutile.
Una volta chiarito il periodo giusto e il materiale, resta il pezzo che spesso decide la serenità del viaggio: gli accessi, i rientri e i servizi lungo il percorso.
Logistica pratica tra accessi, rientri e servizi lungo il percorso
La Via del Sale va pianificata bene prima ancora di mettere lo zaino in spalla. Il punto di partenza più semplice è Varzi, soprattutto se arrivi in auto o se vuoi organizzarti da Voghera con bus di linea. In treno, il riferimento più comodo è la stazione di Voghera, da cui poi si sale a Varzi con autobus locali. Se viaggi in auto, Varzi è anche il punto in cui la gestione del parcheggio è più semplice rispetto alla chiusura sul mare.
In senso pratico, io ragionerei così:
- Andata via Voghera se vuoi usare il treno.
- Auto se preferisci lasciare il mezzo a Varzi e muoverti senza vincoli.
- Rientro da Portofino passando da Camogli o Santa Margherita Ligure, che sono i nodi più utili per treno e collegamenti marittimi.
- Pernotti da prenotare in anticipo, soprattutto se viaggi in alta stagione o nei weekend lunghi.
Lungo il cammino, i punti acqua e ristoro più utili sono concentrati in alcune località chiave. Senza entrare in una lista interminabile, segnerei almeno questi nomi: Monteforte, Monte Chiappo, Capanne di Cosola, Torriglia, Uscio e Portofino. Non sono tappe da affidare al caso, ma neppure un deserto logistico. Il punto giusto è non dare per scontato che tra un servizio e l’altro ci sia sempre poco margine.
Per chi vuole un orientamento ancora più semplice, c’è un altro vantaggio: il tratto ligure è oggi ben segnalato e il percorso è supportato da materiali di supporto, guide e tracce GPS. Questo non elimina la necessità di attenzione, ma riduce molto il rischio di errori nei punti in cui la rete sentieristica si infittisce. Ed è qui che conviene fare un ultimo passo indietro e guardare il quadro complessivo.
Il dettaglio che fa davvero la differenza in questo cammino
Se dovessi riassumere la Via del Sale in una sola frase, direi che è un cammino bellissimo ma onesto: non ti regala nulla, però ti restituisce molto. La differenza tra un’esperienza riuscita e una giornata pesante, spesso, non sta nella forma fisica perfetta, ma in tre scelte molto semplici: partire con il peso giusto, rispettare i dislivelli e non lasciare la logistica all’ultimo.
- Non sottovalutare la prima tappa: è quella che mette subito in chiaro il carattere del cammino.
- Non caricare lo zaino di cose “per sicurezza” che poi non userai.
- Non pianificare arrivi troppo tardi, soprattutto sulle tappe estive e sul tratto finale verso il mare.
- Non affidarti solo al meteo generale: sui crinali appenninici il vento e l’umidità cambiano l’esperienza più del previsto.
- Se fai la tratta in bici, non cercare velocità: cerca controllo, assetto e capacità di goderti il terreno.
La Via del Sale funziona quando la affronti come una traversata, non come una semplice escursione con un nome evocativo. Se ti prepari bene, ti accorgi che il vero premio non è solo arrivare a Portofino, ma attraversare un’Italia interna che ha ancora una sua voce precisa, fatta di passi, pietra, boschi e mare in arrivo.