Tra le anse del Mincio, a pochi chilometri da Mantova, Grazie di Curtatone appare come un piccolo borgo raccolto attorno a un santuario sorprendente. Io lo consiglio a chi vuole unire arte, devozione, paesaggio e tradizioni locali in una visita semplice da organizzare, ma tutt’altro che banale. Qui trovi la storia del luogo, cosa vedere a piedi, quando arrivare e come vivere al meglio la celebre festa dei Madonnari.
Un borgo mantovano dove arte, fede e natura convivono
- Santuario gotico costruito tra il 1399 e il 1406 per volontà dei Gonzaga.
- Interno singolare con circa 60 statue votive, ex voto in cera e un coccodrillo impagliato.
- Valli del Mincio proprio davanti al borgo, ideali per una passeggiata o un itinerario in bicicletta.
- Fiera delle Grazie dal 13 al 16 agosto 2026, con il 52° Incontro Nazionale dei Madonnari.
- Visita consigliata di mezza giornata, più lunga se si aggiungono Mantova o le escursioni sul fiume.

Un borgo piccolo, ma non un semplice punto di passaggio
Grazie è una frazione del comune di Curtatone, in provincia di Mantova, inserita tra I Borghi più belli d’Italia. Il centro storico è compatto e ruota intorno alla piazza del Santuario, affacciata sul paesaggio umido delle Valli del Mincio.
La posizione è il suo primo elemento distintivo. Da una parte si incontra l’architettura religiosa, dall’altra un ambiente fatto di canneti, acque lente e vegetazione ripariale. Il Comune di Curtatone segnala quest’area come parte del sistema naturalistico del Mincio, un dettaglio che spiega perché la visita funzioni bene anche per chi non viaggia per motivi religiosi.
Io trovo che Grazie dia il meglio senza fretta. Non è un borgo da attraversare rapidamente per collezionare fotografie, ma un luogo da esplorare in un paio d’ore, lasciando spazio ai dettagli della piazza e al panorama verso il lago Superiore.
Il santuario che racconta sei secoli di devozione
Il Santuario della Beata Vergine Maria delle Grazie è il cuore del borgo. Le prime testimonianze di un luogo di culto risalgono all’incirca all’anno Mille, quando l’area era legata alla presenza di pescatori e contadini sulle rive del Mincio.
L’edificio che vediamo oggi fu voluto da Francesco I Gonzaga come ex voto dopo la cessazione di una pestilenza. I lavori iniziarono nel 1399 e la chiesa fu consacrata il 15 agosto 1406. L’architettura esterna, di gusto gotico lombardo, è relativamente sobria, mentre l’interno riserva una sorpresa continua.
La navata unica è rivestita da una grande impalcatura lignea votiva, realizzata per accogliere statue, doni e testimonianze della devozione popolare. Tra le figure si riconoscono personaggi illustri e fedeli che attribuirono alla Vergine la propria salvezza. Alcune armature storiche oggi sono conservate nel Museo diocesano di Mantova, ma il santuario mantiene ancora un’atmosfera difficilmente replicabile.
Il dettaglio più curioso è il coccodrillo impagliato sospeso alla volta. Non è una decorazione aggiunta per stupire i turisti, ma uno degli ex voto più insoliti del complesso. Insieme ai lampadari in vetro di Murano, alle statue in cartapesta, cera e legno e all’immagine della Mater Gratiae, rende la visita molto più interessante di quella a una chiesa gotica tradizionale.
Cosa vedere a piedi in poche ore
Il piazzale e la facciata
Conviene iniziare dal grande piazzale davanti al santuario. Qui si comprende il rapporto tra la chiesa e l’antica fiera, nata nel 1425 in occasione della festa dell’Assunta. Del portico cinquecentesco che un tempo circondava lo spazio restano solo alcuni tratti, ma la piazza conserva ancora una forte identità.
Osservando la facciata si notano il portico e le lunette dipinte, che raccontano episodi legati alla costruzione del santuario. Per me è il punto migliore per una prima fotografia, soprattutto nelle ore del mattino, quando la luce valorizza il profilo della chiesa senza creare ombre troppo dure.
Il Museo dei Madonnari e il percorso nel borgo
Grazie è conosciuta anche come il borgo dei Madonnari, gli artisti che realizzano immagini con gessetti colorati direttamente sull’asfalto. Il Museo dei Madonnari aiuta a capire che questa non è soltanto un’attrazione estiva, ma una tradizione artistica con tecniche, soggetti e modalità di lavoro precise.
Il Comune propone inoltre materiali per un percorso all’aperto e itinerari pensati per famiglie. Gli orari e le modalità di apertura possono cambiare, quindi io controllerei sempre le informazioni locali prima della partenza, soprattutto nei periodi meno turistici.
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Le Valli del Mincio
Dopo la visita al centro, vale la pena dedicare almeno trenta minuti al paesaggio intorno al borgo. Le Valli del Mincio si possono apprezzare con una passeggiata, in bicicletta oppure attraverso escursioni in barca organizzate secondo la stagione e le condizioni del fiume.
Non bisogna aspettarsi un parco urbano con servizi a ogni angolo. Il fascino sta proprio nell’ambiente naturale, ma questo significa anche portare acqua, calzature comode e protezione dal sole in estate. La combinazione tra santuario e zona umida è ciò che rende Grazie diversa da molte altre località d’arte lombarde.
Quando andare tra Madonnari e fiera d’agosto
Il momento più spettacolare è la Fiera delle Grazie, legata alla festa dell’Assunta. Nel 2026 l’appuntamento è previsto dal 13 al 16 agosto e comprende il 52° Incontro Nazionale dei Madonnari, con oltre cento artisti impegnati a trasformare il sagrato in una galleria d’arte a cielo aperto.
Le opere vengono realizzate con polveri e gessetti, spesso nell’arco di molte ore. Il risultato è effimero: sole, pioggia e passaggio dei visitatori cancellano gradualmente i disegni. Proprio questa fragilità, secondo me, è il punto più poetico della manifestazione.
Durante la fiera il borgo è molto più affollato del solito. Chi vuole vedere gli artisti all’opera dovrebbe arrivare nel tardo pomeriggio del 13 o del 14 agosto, mentre chi preferisce visitare il santuario con maggiore tranquillità farebbe meglio a scegliere un giorno feriale fuori dalla festa.
La fiera porta anche bancarelle, musica, gastronomia e iniziative per famiglie. Il cotechino mantovano è una delle specialità legate alla tradizione locale, ma durante l’evento l’offerta può essere ampia e variabile. Per mangiare con calma conviene evitare gli orari di punta.
Come organizzare la visita senza sorprese
Grazie si raggiunge facilmente in auto da Mantova, seguendo le indicazioni per Curtatone e poi per la frazione. Come riferimento pratico si può usare Piazza Santuario, 4, dove si trova il complesso religioso. Nei giorni della fiera, però, la viabilità può cambiare e i parcheggi più vicini possono riempirsi rapidamente.
Una visita essenziale richiede circa 2-3 ore. Io organizzerei così il tempo:
- 30 minuti per la piazza, la facciata e il centro storico.
- 45-60 minuti per il santuario e i suoi elementi votivi.
- 30-60 minuti per il museo, il percorso all’aperto o una passeggiata verso il Mincio.
Chi parte da Mantova può trasformare l’escursione in una giornata più completa, abbinando il borgo al centro storico della città oppure a un itinerario naturalistico nel Parco del Mincio. La bicicletta è una buona scelta nei mesi miti, ma va considerato che caldo, zanzare e tratti esposti al sole possono rendere meno piacevole il percorso estivo nelle ore centrali.
Prima di partire controllerei gli orari del santuario, del museo e delle eventuali escursioni sul fiume. Non esiste un’esperienza identica in ogni stagione: in agosto prevalgono festa e animazione, mentre in primavera e autunno si apprezzano meglio il silenzio del borgo e il paesaggio delle valli.
Il modo più piacevole per vivere Grazie di Curtatone
Grazie non richiede un programma pieno di tappe. La sua forza sta nella concentrazione di elementi diversi: una chiesa gotica ricca di ex voto, una tradizione artistica ancora viva e un paesaggio d’acqua che comincia praticamente alle spalle del borgo.
Per una prima visita sceglierei una mattina o un pomeriggio fuori dalla Fiera delle Grazie, con più tempo per osservare l’interno del santuario. Tornerei invece ad agosto per vedere i Madonnari al lavoro, accettando folla e caldo in cambio di un’atmosfera davvero unica.
È questa alternanza tra devozione, arte effimera e natura del Mincio a rendere la località una tappa preziosa dell’area mantovana, soprattutto per chi ama i piccoli borghi capaci di raccontare una storia molto più grande delle loro dimensioni.