Partire dal mare di Rimini e arrivare al Santuario della Verna significa attraversare in pochi giorni la Valmarecchia, i borghi del Montefeltro e l’Appennino tosco-romagnolo. Il cammino di San Francesco da Rimini a La Verna offre un itinerario di circa 110 chilometri, con tappe impegnative, ospitalità semplice e un forte legame con la storia francescana. Qui raccolgo distanze, dislivelli, difficoltà, periodo consigliato e indicazioni pratiche per organizzarlo senza sottovalutare la parte montana.
Il percorso richiede cinque giorni e una preparazione più seria di quanto sembri
- 109,8 km complessivi e circa 33 ore di marcia.
- Il tracciato ufficiale è diviso in 5 tappe, da Rimini a La Verna.
- Le ultime tre tappe sono le più impegnative, con salite fino a 1.282 metri di dislivello positivo.
- Il periodo più indicato va da aprile a ottobre, mentre in inverno può comparire la neve.
- Servono scarpe con buona aderenza, bastoncini, una borraccia da almeno 1 litro e prenotazioni anticipate.

Perché questo cammino unisce mare, storia e spiritualità
Il percorso parte da Rimini, a pochi metri sul livello del mare, e sale progressivamente verso La Verna, dove San Francesco ricevette le stimmate nel 1224. Il collegamento passa per i luoghi associati al viaggio del santo nella Valmarecchia del 1213, compreso San Leo, dove il Monte della Verna gli fu donato dal conte Orlando Catani di Chiusi.
La vera forza dell’itinerario sta nel cambiamento del paesaggio. All’inizio si cammina tra abitati, strade bianche e colline coltivate; più avanti compaiono boschi, pascoli, mulattiere e tratti di crinale. San Leo, Sant’Agata Feltria e La Verna sono le soste più significative, ma anche i conventi di Villa Verucchio e Sant’Igne aggiungono profondità al viaggio.
Io lo considero un cammino adatto a chi cerca un’esperienza raccolta, non una semplice escursione sportiva. La distanza non è enorme, ma il dislivello complessivo supera i 4.700 metri in salita: è questo il dato che cambia davvero la percezione della fatica.
Le cinque tappe e dove si concentra la fatica
La suddivisione ufficiale è equilibrata solo in apparenza. Ogni giornata supera i 20 chilometri, ma il terreno diventa più severo dopo San Leo, quando il tracciato entra nell’area appenninica. Le durate indicate sono orientative e possono aumentare con pause, condizioni del terreno e zaino pesante.
| Tappa | Distanza | Dislivello positivo | Durata indicativa | Difficoltà |
|---|---|---|---|---|
| Rimini - Villa Verucchio | 22,2 km | +415 m | 5 ore e 30 minuti | Facile |
| Villa Verucchio - San Leo | 22,5 km | +909 m | 6-6 ore e 30 minuti | Media |
| San Leo - Sant’Agata Feltria | 20,5 km | +840 m | 6-6 ore e 30 minuti | Impegnativa |
| Sant’Agata Feltria - Balze di Verghereto | 21,9 km | +1.282 m | circa 7 ore | Impegnativa |
| Balze di Verghereto - La Verna | 22,7 km | +1.258 m | 7-7 ore e 30 minuti | Impegnativa |
Rimini e Villa Verucchio
La prima tappa è la più accessibile. Si lascia gradualmente la città, si attraversano le campagne riminesi e si raggiunge Villa Verucchio, dove il convento di Santa Croce rappresenta una sosta naturale. È una buona giornata per verificare scarpe, zaino e ritmo, senza lasciarsi ingannare dalla difficoltà contenuta.
Da Villa Verucchio a San Leo
Qui il dislivello aumenta e San Leo appare come una meta meritata, non soltanto come un punto sulla mappa. Il borgo fortificato, la rupe e il convento di Sant’Igne rendono questa tappa una delle più belle dal punto di vista storico. In caso di pioggia, alcuni tratti sterrati possono rallentare molto il passo.
Da San Leo a Sant’Agata Feltria
La terza giornata segna il passaggio dall’ambiente collinare a quello più selvaggio. Il tracciato alterna salite e discese, con poco margine per improvvisare rifornimenti. Sant’Agata Feltria è una base utile perché offre diverse possibilità di ospitalità, comprese strutture religiose con cucina o camerate.
Da Sant’Agata Feltria a Balze
È una delle tappe più dure per il dislivello, non tanto per i chilometri. Si sale verso il crinale appenninico attraversando boschi e pascoli, quindi consiglio di partire presto e di non trasformare la colazione in una partenza tardiva. La gestione del tempo conta quasi quanto l’allenamento.
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Da Balze a La Verna
L’ultima tappa misura 22,7 chilometri e presenta oltre 1.200 metri di salita e discesa. Dopo Montecoronaro i punti di appoggio sono molto limitati, perciò bisogna partire con acqua e cibo sufficienti per diverse ore. L’arrivo al santuario ripaga la fatica, ma non è una tappa da affrontare senza margine di luce.
Come organizzare giorni, pernottamenti e rientro
Il programma più lineare prevede cinque giorni di cammino e quattro pernottamenti, dormendo a Villa Verucchio, San Leo, Sant’Agata Feltria e Balze. Chi preferisce un ritmo meno serrato può aggiungere una notte intermedia oppure spezzare la seconda tappa, se trova una struttura con servizio navetta.
L’ospitalità è varia. Si trovano conventi, foresterie, B&B, agriturismi e piccoli alberghi, ma la disponibilità non è uniforme lungo tutto il tracciato. In particolare, le strutture delle tappe 4 e 5 hanno meno posti e alcune lavorano soprattutto su prenotazione. Contattare ogni struttura prima della partenza è molto più sicuro che contare su una camera libera all’arrivo.
Le foresterie religiose possono essere economiche o a donativo, ma spesso richiedono sacco lenzuolo, asciugamano e gestione autonoma della cucina. Negli alberghi e nei B&B il comfort è maggiore, però il costo tende a salire e talvolta la struttura si trova a uno o più chilometri dal sentiero.
La credenziale si può richiedere a Rimini in diversi punti di accoglienza, compresi l’ufficio turistico presso la stazione e alcune strutture religiose. Serve a documentare il pellegrinaggio e può facilitare l’accesso all’ospitalità dedicata. Per ottenere il Testimonium a La Verna è richiesta la percorrenza completa delle tappe a piedi o in bicicletta.
Per il rientro non farei affidamento su una soluzione decisa all’ultimo momento. La Verna è in zona montana e i collegamenti sono meno frequenti rispetto a Rimini. Conviene verificare in anticipo autobus locali, eventuali taxi, transfer privati oppure organizzare un recupero in auto, soprattutto se si viaggia in gruppo.
La variante per Pieve Santo Stefano quando può convenire
Dal percorso di Balze è possibile scegliere una variante che passa per Passo di Viamaggio e Pieve Santo Stefano. L’itinerario diventa di circa 126 chilometri e si sviluppa in sei tappe, con una prima giornata da Balze a Pieve Santo Stefano di 24,6 chilometri e una seconda fino a La Verna di 15,1 chilometri.
La variante non è automaticamente più facile. Divide la lunga tappa finale, ma introduce una giornata con una discesa importante e una successiva salita verso il santuario. La sceglierei se desiderassi visitare l’Eremo di Cerbaiolo, camminare con più calma o evitare di concentrare tutto lo sforzo nell’ultima giornata.
Qui la pianificazione dei rifornimenti diventa ancora più importante. Dopo Pieve Santo Stefano i punti per acquistare cibo e acqua sono scarsi, quindi bisogna organizzarsi prima di lasciare il paese. Il vantaggio è soprattutto paesaggistico e logistico, non una riduzione netta della difficoltà.
Scarpe, acqua e segnaletica fanno la differenza
La maggior parte del tracciato corre su strade bianche, sterrati e sentieri, con alcuni passaggi su strade asfaltate secondarie. Fino a San Leo possono bastare scarpe da trekking comode con suola scolpita; dalla terza tappa in poi preferisco una calzatura più protettiva, possibilmente impermeabile, perché si incontrano fango, guadi e tratti sassosi.
I bastoncini sono una scelta concreta, non un accessorio superfluo. Aiutano nelle salite lunghe e soprattutto nelle discese, quando la stanchezza fa perdere stabilità. Nello zaino porterei anche mantella impermeabile, ghette leggere, lampada frontale, power bank, kit per le vesciche e sacco lenzuolo.
Il peso ideale resta intorno agli 8 chilogrammi, esclusa l’acqua; 10 chilogrammi dovrebbero essere già il limite massimo per chi non è abituato a camminare per più giorni. Lungo le prime tappe ci sono più occasioni per mangiare o rifornirsi, mentre l’ultima richiede particolare attenzione.
Dopo Montecoronaro, infatti, rimane un tratto lungo e poco servito prima dell’arrivo. Il sito ufficiale segnala che l’ultimo punto di appoggio utile può trovarsi a circa tre ore da La Verna, quindi in estate porterei almeno 1,5-2 litri d’acqua a persona, modulando la quantità in base al caldo e alle fonti realmente disponibili.
La segnaletica combina il simbolo francescano della Tau gialla con i segni bianco-rossi del CAI. Nonostante questo, è prudente scaricare le tracce GPS e controllare gli aggiornamenti sulle deviazioni prima di partire. Pioggia, lavori, frane o condizioni del terreno possono modificare temporaneamente il percorso.
Arrivare alla Verna con il passo giusto
Questo itinerario funziona bene per chi desidera un cammino breve ma intenso, con tappe già definite e un forte contenuto storico. Non lo consiglierei come prima esperienza assoluta di trekking se non si è mai camminato per 20 chilometri con oltre 1.000 metri di dislivello, ma con qualche uscita di preparazione è alla portata di molti.
La mia strategia sarebbe semplice: partire in primavera o all’inizio dell’autunno, prenotare con anticipo, tenere lo zaino leggero e lasciare ogni giorno un po’ di energia per visitare i borghi e i luoghi francescani. La meta non è soltanto La Verna: è il passaggio graduale dal paesaggio urbano di Rimini alla quiete dei boschi appenninici, seguendo un ritmo che rende il viaggio più importante della semplice distanza percorsa.